Cacao e metalli pesanti ~ Gustare con fiducia
Aggiornamento: 2 giorni fa

Il cacao è una pianta intimamente legata alla Terra, capace di assorbire alcuni elementi presenti nel suolo, compresi i metalli. Altre piante, come il bambù o il girasole, vengono studiate per la loro capacità di contribuire alla bonifica di alcuni terreni, attraverso un processo chiamato fitorisanamento.
Una bella dimostrazione di come la natura sappia guarire sé stessa.
Nella terra viva si trovano naturalmente elementi metallici: ferro, rame e zinco, ma anche piombo, mercurio e cadmio. Questi elementi sono presenti nella crosta terrestre e la maggior parte delle piante ne assorbe piccole quantità. Alcuni, come il ferro, il rame e lo zinco, sono essenziali alla vita in quantità adeguate; altri, come il cadmio e il piombo, sono contaminanti di cui si cerca di limitare la presenza negli alimenti.
Questi contaminanti possono anche derivare da attività umane, come l’impiego di fertilizzanti fosfatici, l’inquinamento industriale o la presenza di miniere nelle vicinanze… tutti fattori che possono modificare la qualità del suolo e, di conseguenza, quella delle piante che vi crescono.
Il cadmio ha ricevuto particolare attenzione nella filiera del cacao con l’adozione del Regolamento UE n. 488/2014, che ha stabilito tenori massimi per alcuni prodotti a base di cacao e cioccolato, applicabili dal 1° gennaio 2019. La sua presenza era già nota, soprattutto in alcune regioni produttrici dove i suoli possono essere naturalmente ricchi di cadmio. Questi limiti figurano oggi nel Regolamento UE n. 2023/915.
Come altri alimenti di uso quotidiano — cereali, verdure a foglia verde e frutti di mare — il cacao può contribuire all’esposizione al cadmio. Quest’ultimo può essere nocivo quando si accumula nell’organismo per lunghi periodi.
Il nostro cacao Raíces Maya cresce in Guatemala su un terreno argilloso, in un ambiente agroforestale, senza l’impiego di fertilizzanti chimici. Viene poi trasformato localmente. Un’analisi che abbiamo commissionato nel 2024 al laboratorio svizzero Biolytix ha rilevato una concentrazione di cadmio di 0,19 mg/kg nel campione analizzato. Questo risultato riguarda la nostra pasta composta al 100% da cacao, che conserva naturalmente il proprio burro di cacao, senza aggiunta di zucchero o altri ingredienti. Come riferimento, i limiti europei sono di 0,6 mg/kg per il cacao in polvere destinato al consumatore finale e di 0,8 mg/kg per il cioccolato contenente almeno il 50% di sostanza secca totale di cacao. La concentrazione misurata nel nostro cacao puro è quindi nettamente inferiore a entrambi questi valori. Questi limiti riguardano tuttavia categorie di prodotti diverse e vengono presentati qui come termini di paragone.
Quindi sì, nel nostro cacao c’è un po’ di cadmio.
Ma contano la quantità e la frequenza di consumo.
Il cacao puro contiene circa il 50% di burro di cacao. È un alimento ricco e cremoso, da gustare con moderazione. Alcune persone lo consumano occasionalmente, altre lo integrano nella propria quotidianità durante determinati periodi, adattando le dosi. La giusta misura dipende dai bisogni di ciascuno e dall’equilibrio dell’alimentazione nel suo insieme, in particolare dalla quantità di grassi già presenti nella dieta.
La bassa concentrazione di cadmio misurata nel nostro cacao è un dato rassicurante. Per valutare l’esposizione, occorre però considerarla insieme alle quantità consumate, alla frequenza e alle altre fonti alimentari di cadmio. Si tratta quindi di gustare con misura, senza drammatizzarne la presenza né trascurarla.
Inoltre, in generale, per sostenere l’equilibrio del corpo, alcune persone scelgono di seguire di tanto in tanto un percorso alimentare dolce, in uno spirito di «detox», anche con l’intenzione di favorire l’eliminazione dei metalli pesanti, privilegiando alimenti specifici o seguendo un accompagnamento proposto da un dietista. Questi periodi, spesso scelti in primavera o in autunno, vengono vissuti come uno spazio di cura, purificazione e rinnovamento. Le evidenze scientifiche restano tuttavia limitate riguardo all’efficacia di questi percorsi nell’eliminazione dei metalli pesanti. Prima di intraprendere un percorso di questo tipo, chiedete consiglio a un professionista della salute, secondo le vostre esigenze.
Infine, alcune persone si interrogano anche sugli ossalati, piccole molecole presenti in molti alimenti, come gli spinaci o il tè, in alcuni vini e nel cacao. Possono ridurre l’assorbimento di alcuni minerali legandosi a essi. Il loro impatto dipende dalle quantità consumate, dall’alimentazione nel suo insieme e dalla sensibilità individuale. Le persone predisposte ai calcoli renali di ossalato di calcio possono chiedere consiglio a un professionista della salute per adattare il proprio consumo.
In fondo, è tutta una questione di equilibrio.
Il Cacao ci insegna anche la via del giusto mezzo, ci ricorda l’importanza della Terra che lo nutre e ci invita a prenderci cura del nostro corpo con la stessa dolcezza e lo stesso rispetto.
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Con voi.
Sakara & il team One Love
Fonti
– Regulation (EU) No 488/2014 sui livelli massimi di cadmio nei prodotti alimentari.
– EFSA Journal (2009, 2012) – Scientific Opinion on Cadmium in Food.
– Journal of Food Composition and Analysis (2018)
– Cadmium in Cacao: A Critical Review.
– ICCO – International Cocoa Organization, reports on cadmium in cacao (2015–2023).
– Salt, D.E. et al., “Phytoremediation: A Novel Strategy for the Removal of Toxic Metals from the Environment Using Plants”, Nature Biotechnology, 1998.
– Biolytix AG Analysis, Svizzera (2024) – Tenore di cadmio misurato: 0,19 mg/kg.
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