Theobroma cacao ~ Viaggio in un nome
Aggiornamento: 2 giorni fa

Da Linné
Nel 1707, nel sud della Svezia, nasce un’anima cullata fin dall’infanzia dall’amore per le piante e i fiori. Divenuto medico e botanico, Carl von Linné dedica la sua vita a osservare, classificare e nominare le specie viventi, animato dalla convinzione che ogni essere porti in sé un linguaggio sacro.
Siamo nel 1757. Nel suo studio — che amiamo immaginare colmo di erbari e semi provenienti dal mondo intero — sta per attribuire un nome a una pianta tropicale dall’aura misteriosa: il cacao, derivato dal termine nahuatl cacáhua(tl), lingua dei popoli nahua del Messico precolombiano. Tenendo conto dei racconti che circondano questa pianta, o forse solo percependone la quintessenza, la battezza con un nome che unisce radice greca e origine nahuatl, trascritto nella lingua scientifica del suo tempo: Theobroma cacao — dal greco theos (dio) e broma (cibo), letteralmente “cibo degli dèi” — seguito dalla lettera L., per Linné, autore della classificazione botanica.
Nel pronunciare per la prima volta queste parole, chissà se la grandezza del cacao ha risuonato nel suo essere, indicandogli la giustezza del nome che stava conferendogli con l’autorità riconosciuta della sua scienza.
Degli dèi antichi
Molto prima che il cacao ricevesse questo nome erudito, viveva già al cuore di miti e offerte. Per gli Olmechi, primi a coltivarlo, il cacao sembra essere stato associato alla fertilità e alla rigenerazione.
I Maya lo consideravano un dono degli dèi: il Popol Vuh, libro sacro dei Maya quiché (redatto dopo la conquista spagnola, racconta la creazione del mondo e dei primi uomini), narra che gli esseri umani furono plasmati dal mais, ma che il cacao figurava tra le piante preziose offerte dalla Madre Terra per nutrire lo spirito degli uomini e mantenere il legame con il divino.
Secondo alcune tradizioni, fu il dio Kukulkan, il serpente piumato, a portare il cacao agli esseri umani.
Antiche rappresentazioni evocano anche dee della fertilità e dell’abbondanza associate a questa pianta. Il nome IxCacao, reso popolare più tardi nella letteratura etnografica, simboleggia questa energia femminile legata alla prosperità e alla Terra, anche se non appare esplicitamente nei codici maya conosciuti.
Per gli Aztechi, il cacao portava il sigillo di Ek Chuah, dio del commercio e del cacao.
I racconti antichi riferiscono che il cacao accompagnava cerimonie e rituali, in particolare quelli legati alla nascita, alla semina, alle unioni, al lutto e alla guarigione. Veniva offerto agli dèi, ma anche venerato come dono celeste proveniente da loro.
Degli dèi nuovi
Nel XVI secolo, gli Spagnoli scoprono il cacao — inizialmente con diffidenza, poi con fascinazione — in Messico, presso gli Aztechi, dove era riservato all’imperatore, ai sacerdoti e alla nobiltà. Non senza violenza, lo riportano in Europa sotto forma di fave e di racconti, introducendolo alla corte di Spagna.
Ben presto, il cacao perde la sua dimensione sacra. Mescolato a spezie e zucchero — altre merci venute da lontano — e poi al latte per soddisfare il palato europeo, diventa una bevanda di corte, di piacere e di intrattenimento.
È presto integrato nel sistema del commercio triangolare, accanto ad altre merci e ricchezze, alimentando la tratta degli schiavi e l’accumulazione di fortune europee a spese del Sud globale. Migliaia di Africani ridotti in schiavitù lavorano allora nelle piantagioni di cacao, trasportato altrove nelle colonie per essere sfruttato sempre di più, mentre le corti europee celebrano le delizie provenienti dal “Nuovo Mondo”.
Coloro che si credevano dèi consumavano ormai il “cibo degli dèi”.
Il nome scientifico attribuito da Linné nel 1757 al cacao può dunque essere interpretato attraverso una chiave di lettura amara: quella degli “dèi bianchi” — Europei dominanti, distruttori e trasformatori del cacao sacro in bevanda di prestigio servita nelle corti reali, prima di diffondersi presso le masse.
È su questa storia oscura che si è interamente fondata — e si fonda ancora oggi — l’industria moderna del cacao, senza che le atrocità siano necessariamente cessate.
Ricordare il significato autentico di questo nome è un invito a riconoscere il carattere sacro di questa pianta e a guardarLa con occhi nuovi.
Sebbene il cacao sia stato strappato alla sua terra d’origine, trasformato e mercificato, non ha mai perso la sua essenza. Il suo potere di apertura del cuore, di chiarezza e di comunione rimane intatto, purché lo si beva con rispetto e presenza.
Dissacrato, è tempo di restituirgli il suo giusto valore — così come alle sue terre d’origine e ai popoli ai quali è stato sottratto.
Oggi ritorna come un messaggero.
Non più per servire gli dèi degli uomini, ma per ricordare all’uomo il divino che porta in sé.
***
Con voi.
Sakara
© 2026 One Love Cacao — Testo protetto. Si prega di citare la fonte in caso di condivisione.
)_edited.png)



